FaceBookInstagramYoutube

LE NOSTRE IMMERSIONI

 

SCOGLIO DELLA FORMICA

 

• Profondità : da - mt 5 / - mt 60

• Difficoltà : medio/facile

• Descrizione: A circa 1 miglio nord-est dal caratteristico borgo marinaro di Porticello, si trova il suggestivo scoglio della Formica. Due scogli affioranti ed un terzo sommerso, che si affondano ad una profondità massima di - mt 60 . Questa “montagna“ sommersa ci offre un paesaggio naturalistico di rara bellezza, con la possibilità di effettuare dei percorsi d’immersione multilivello, quindi accessibili a tutti! Area regolamentata, NO PESCA, NO ANCORAGGIO. La Formica risulta essere rifugio ideale per flora e fauna: Gorgonie, nudibranchi, cernie, dentici, ricciole, aragoste, gronghi, saraghi, occhiate…..inoltrandoci nel blue l’incontro con il meraviglioso corallo nero.

 

SCOGLIO D'ASPRA

 

• Profondità : - mt 30

• Difficoltà : media

• Descrizione: L’immersione parte da una meravigliosa piscina naturale, sino a giungere ad uno spacco che tra rocce e pareti ci porta ad incontri con tane di polpi, cernie e aragoste.

 

SCARPONE

 

• Profondità: mt - 30/-40

• Difficoltà : media

• Descrizione: Il sito prende il nome dalla sua caratteristica forma ,uno “scarpone”! Molteplici le immersioni che si possono effettuare; in parete per potere ammirare i suoi anfratti ricchi di flora e fauna, si può decidere di scendere su dei massoni alla ricerca di tane o ci si può inoltrare lungo un canyon che porta verso altri percorsi molto suggestivi. Aragoste, cernie, polpi , gronghi, murene, gorgonie…

 

SECCA DELLA CERNIA

 

• Profondità: - mt 18

• Difficoltà : facile

• Descrizione: Secca antistante la splendida cornice di Solanto. Immersione semplice con presenza di pesce e tanti nudibranchi.

 

SECCA DELLA CHIANCA

 

• Profondità: - mt 30

• Difficoltà : media

• Descrizione: Secca a mare aperto tra Capo Zafferano e la Secca della Formica, il suo cappello si trova ad una profondità di circa -15 mt. Di particolare interesse per l’avvistamento di pesce di passo e per il grande quantitativo di gorgonie. Cosa potete incontrare?? Ricciole, cernie e dentici! Possibilità di trovare corrente, quindi consigliamo il sito ad un sub esperto!

 

ITINERARIO ARCHEOLOGICO SUBACQUEO DI MONGERBINO

 

• Profondità: mt -15/-32

• Difficoltà : media

• Descrizione: Un’immersione tra le ancore.

L’itinerario si snoda attraverso un percorso subacqueo compreso tra i 15 ed i 30 metri per una lunghezza di circa m 150 toccando ben sei ancore in ferro abbastanza concrezionate che testimoniano il passaggio di imbarcazioni lungo un arco di tempo che va dall’epoca romano repubblicana all’epoca altomedievale e bizantina.

Le sei ancore, infatti, ben rappresentano la più antica e primaria evoluzione formale dell’ancora in ferro che inizia ad essere prodotta in epoca ellenistica e romano repubblicana e dura fino all’epoca contemporanea. E’ interessante ricordare che l’ancora in ferro all’inizio non soppianta il ben noto tipo di ancora con fusto in legno, ceppo e contromarra in piombo in uso dal IV secolo a.C. fino al III sec.d.C.

Le prime ancore in ferro erano del tipo cosiddetto a freccia con le marre rettilinee che determinavano un angolo acuto con il fusto. Con il tempo le marre divennero arcuate ed ampliarono l’angolo con il fusto. Dalle marre arcuate si passò alle marre rettilinee impostate perpendicolarmente al fusto dando all’ancora un aspetto a croce o T. E’ il tipo detto anche “patibulato” poiché ricorda il patibolo ed aveva in genere delle piccole unghie all’estremità delle marre. Questo tipo fu ampiamente diffuso in tutto il Mediterraneo durante gli anni dell’Impero Romano fin’oltre la sua fine.

In epoca altomedievale, dopo la disgregazione dell’Impero Romano, con la navigazione bizantina si afferma un tipo d’ancora particolare definita talvolta a W. Le marre si allargano rispetto al tipo patibulato sino a creare un angolo ottuso con il fusto. Anche in questo tipo di ancora delle piccole unghie erano posizionate all’estremità delle marre.

Tutte le tipologie descritte sono presenti nel nostro itinerario che offre, pertanto, la prova del passaggio di navi nei periodi descritti. Non potremo mai conoscere la storia esatta che c’è dietro ogni ancora del percorso al di la dell’ovvia considerazione che si tratta di oggetti perduti o lasciati sul fondo in varie circostanze. Si potrebbe trattare di perdita dell’ancora perché “afferrata” al fondale, oppure in conseguenza del taglio della cima di ormeggio per il sopravvenire di pericoli derivanti o da condizioni meteo marine improvvisamente peggiorate o, più probabilmente, per il sopraggiungere di navi nemiche o di pirati. Data la topografia dell’area, a ridosso della possente mole di Capo Zafferano, quest’ultima ipotesi sembrerebbe la più probabile poiché l’area si presta ad essere luogo di rifugio. Del resto l’area in questione si trova lungo la rotta tra due mete importati sia in epoca ellenistica che romana: Panormo ad Occidente, e Solunto e le aree limitrofe costiere, ad Oriente. E’, quindi, probabile che le imbarcazioni che perdettero le ancore del nostro percorso erano dirette o provenivano dalle due città summenzionate.  

La lunghezza complessiva del percorso e di 135 m con profondità variabile tra – 32 m e – 15 m. La visita del percorso con inizio da quota – 32 m si completa senza necessità di decompressione. Si procede all’infissione di picchetti destinati al sostegno della sagola guida. Le ancore in ferro, ormai semplice concrezione, si mimetizzano con il fondale roccioso risultando spesso invisibili. La realizzazione del percorso ne ha però evidenziato la presenza. Si è sempre proceduto nel massimo rispetto dell’ambiente marino, al punto da decidere di non ripulire le ancore al fine di mantenere la flora e la fauna che nel tempo le hanno colonizzate. Le ancore, molte delle quali frammentate per eventi esterni, sono state in parte ricomposte. E' stata posizionata una cima guida che unisce le varie ancore e che evidenzia l’intero percorso archeologico permettendo di spostarsi da un ancora all’altra con estrema facilità. Sarà come viaggiare indietro nel tempo. E' stata infine posizionata una boa fissata ad una catena che permetterà ai visitatori di effettuare in sicurezza la discesa verso l’inizio del percorso. E come per magia in questa ultima fase, quando tutto sembrava fosse stato già scoperto, ci siamo ritrovati di fronte ad un nuovo rinvenimento di ancora bizantina con evidente gioia e stupore. Non resta che augurare a tutti una bellissima immersione nel percorso delle ancore bizantine.